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Assenteismo a Boscotrecase: i “fannulloni” ammettono le loro colpe

Al giudice hanno raccontato di aver utilizzato l'auto privata perché il comune aveva una sola auto di servizio

Si sono conclusi, con una serie di ammissione di colpe e qualche motivazione da verificare, gli interrogatori di garanzia per i 23 dipendenti del comune di Boscotrecase coinvolti nel blitz anti-assenteismo di due giorni fa. Sono solamente due i comunali che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere mentre gli altri hanno raccontato al Gip Giovanni De Angelis le loro motivazioni. A cominciare dal perché in molti fossero fuori ufficio durante l'orario di servizio con la propria automobile. Secondo quanto raccontato dai dipendenti, in molti erano costretti ad uscire per ragioni di servizio con la propria vettura perché il piccolo comune ai piedi del Vesuvio ne aveva solamente una a disposizione. In molti hanno risposto al giudice che non bastava per le attività comunali e quindi erano “costretti” ad utilizzare la propria non ottenendo nemmeno il rimborso della benzina nonostante l'avessero chiesto all'ente.

Stessa tesi sostenuta anche dai vigili urbani coinvolti sostenendo che era impossibile dividere l'unica vettura per 16 dipendenti. Ammissioni invece, erano schiaccianti i filmati, per quanto riguarda i dipendenti che marcavano più di un tesserino all'uscita. In molti hanno risposto che loro erano comunque a lavoro anche se “badgiavano” gli altri al loro posto. Gli unici due che invece hanno deciso di non rispondere alle domande del giudice hanno scelto di ricorrere al tribunale del Riesame per ottenere un'attenuazione della misura cautelare. Così come a breve farà anche per gli altri che hanno “collaborato” il folto collegio difensivo composto da Ferdinando Striano, Bernardo Brancaccio, Michele Riggi ed Elio D'Aquino.  

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